Regime forfettario: conviene davvero?

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Scegliere il giusto regime è fondamentale per ottenere notevoli risparmi fiscali e contributivi. La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto importanti novità relativamente al regime fiscale agevolato per i contribuenti forfetari, rendendolo più appetibile e come unica alternativa al regime fiscale ordinario, applicabile anche ai soggetti già in attività.

Cerchiamo innanzitutto di fare chiarezza sul regime forfettario (alla luce delle modifiche apportate dal 2016) e, attraverso casi pratici, capire come orientarci per effettuare la scelta del nostro regime fiscale.

Come anticipato, il regime dei minimi è stato totalmente sostituito dal nuovo forfettario il cui funzionamento è per certi versi simile, ma viene incontro ai contribuenti sul piano della possibilità di computare i costi: messo così, in linea tendenziale e non per tutti ovviamente, pare essere più conveniente.

Come funziona?

Per ogni tipologia di attività (classificabile tramite codice ATECO) c’è una soglia ed un coefficiente di redditività a cui far riferimento per calcolare l’imposta sostitutiva da versare. Ad esempio per chi effettua commercio all’ingrosso e al dettaglio vi è un limite di fatturato pari a € 50.000, con un coefficiente reddituale del 40%.

In pratica le varie attività possono sottrarre al reddito solo i costi derivanti dal versamento dei contributi previdenziali mentre l’imponibile su cui calcolare la ritenuta sostitutiva di IRPEF e addizionali viene calcolata sulla base del coefficiente di redditività. Quindi partendo dal fatturato, si calcolano i contributi INPS (artigiani e commercianti versano circa il 23% mentre chi si iscrive alla gestione separata il 27,72%) e, sottratti questi contributi dal totale, l’imponibile è determinato da una percentuale che scaturisce dal coefficiente di redditività applicato.

Su di esso si applica la ritenuta del 5% che è valida per i primi 5 anni prima di passare ad una nuova ritenuta sostitutiva pari al 15%.

Le attività che rientrano nel forfettario possono scaricare costi di personale fino a 5.000 euro ed il limite di investimento in beni strumentali, precedentemente a 15.000 euro, ora sale a 20 mila euro.

Regime ordinario o forfettario: quale scegliere?

La risposta alla domanda è prettamente soggettiva. Il regime forfettario è da preferire se si svolge una professione, non ci si avvale di collaboratori e, inizialmente, si hanno volumi relativamente bassi. Il regime ordinario è, invece, migliore quando si hanno più spese da sostenere per pagare collaboratori o per acquistare beni o servizi vitali per il proprio business.

Inoltre considerate che solo il regime ordinario prevede la tassazione Irpef, mentre quello forfettario ha imposta sostitutiva: ciò vuol dire che nel primo caso, se avete famiglia o altre voci che danno accesso a detrazioni e deduzioni, potete effettivamente recuperare molte spese ed abbattere la mole di imposte da pagare, cosa che non potete fare se optate per il forfettario.

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